Perché dai visibilità a chi disprezzi e ignori chi ti piace?

Al Salone del Libro di Torino sono andata ad ascoltare la presentazione dell’ultimo volume di A Panda piace… di Giacomo Bevilacqua. Panda è un fumetto, anzi, un personaggio, che seguo dai suoi esordi online quindi non potevo sorvolare su questa uscita che festeggia i suoi 10 anni di vita. Ad accompagnare la presentazione c’era Sio e questo mi ha convito ancora di più a seguirla (come se ce ne fosse bisogno in realtà!). L’evento è stato fenomenale, Sio e Bevilacqua insieme sono una squadra che incanta il pubblico, anche perché, in mezzo a battute e risate non ci si è risparmiati importanti argomenti di riflessione e uno in particolare vorrei condividerlo con voi.

Panda è nato e cresciuto su internet, come ho già detto, e solo successivamente è arrivato sulla carta stampata. Bevilacqua parte da quel momento per ricordare quanto fossero importanti i “mi piace” in quel periodo, perché erano un feedback di quanto le altre persone fossero interessate ad un determinato contenuto, mentre oggi questo atteggiamento si è un po’ perso ed è molto più semplice prestare attenzione a ciò che non piace per manifestare la propria indignazione commentando in maniera negativa (cinica e superficialmente critica aggiungerei io) per dare il proprio punto di vista (non propriamente richiesto, anche questo lo aggiungo io).

Nella prima pagina del fumetto Panda ci ricorda che da quando è nato “tutto è diventato più incedibile e veloce”, ma fa anche notare quante cose negative siano spuntate fuori e di quanto sia sciocco perdere tempo con argomenti che ci fanno arrabbiare quando potremmo informarci, far pubblicità e dare visibilità a cose che invece ci piacciono. Ecco quindi che Panda torna per ricordarci di spendere il nostro tempo con cose che ci piacciono, di tirare il freno, ogni tanto, e goderci ciò che di bello ha offrire il mondo, anche quello virtuale. Ma vi pare che debba essere un Panda a darci lezioni di vita? Incomincio a pensare di sì.

Da queste parole, sia espresse su carta che poi trattate anche nella presentazione, non ho potuto fare a meno di pensare quanto sia effettivamente reale questo modo di vivere internet oggi (magari era così anche prima, solo che io non me ne ero mai accorta) e di come anche io spesso e volentieri non riesca ad andare oltre questo modello. Perché spendiamo tanto tempo dietro cose che non ci fanno arrabbiare e sorvoliamo sulle cose belle e che ci piacciono?

Un post su facebook attira attenzioni solo se può scatenare flame, tanto è vero che tanti creators hanno rubriche apposite per il trash e le cose brutte così da poter scatenare i commenti indignati, le critiche e possibilmente far alzare un muro tra le due parti che si trovano in conflitto, così che inizino a scannarsi senza aver nessuna intenzione di trovare un punto d’incontro o intavolare una discussione che sia anche creatrice oltre che demolitrice.

Questo concentrarci costantemente su elementi che ci fanno arrabbiare rischia anche di viziare la percezione della realtà. Piccolo esempio: La pagina del Signor Distruggere che seguivo tanto alacremente in passato è un covo di pancine e personaggi di dubbia utilità umana, stare costantemente sommersi da post di persone simili può far pensare che quella sia la norma, ma quella non è la norma, è solo un calderone nel quale si trovano riunite solo ed esclusivamente quel tipo di persone (e non è neanche certo che tutte siano reali). Non è così semplice ricordarselo e si rischia di cadere in facili generalizzazioni e stereotipi.

Più in generale, perché si preferisce seguire cose che fanno arrabbiare ed indignare piuttosto che seguire progetti che ci piacciono e che magari meriterebbero più attenzione? Ok l’emotività, ma qui mi sembra che si stia sviluppando un insano senso di autolesionismo oltre che creando un danno a tutti coloro che vogliono condividere miglioramenti e cose belle.

Forse è giunto il momento di cambiare direzione e prendere spunto da Panda, parafrasando Carroll potremmo dire che è il caso di pensare a tre cose che ci piacciono e ci rendono felici tutte le mattine prima di colazione.

P.s. Nessun Panda mi ha chiamato per costringermi a scrivere questo articolo di elogio sul suo modo di prendere la vita!
P.p.s. La frase precedente è dedicata solo a chi conosce il personaggio (esplicazione dovuta solo per evitare equivoci).

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...