Edimburgo: tra misteri e raccapriccio

Edimburgo regala, nei fortunati momenti di sole e cielo sereno, dei paesaggi mozzafiato in cui il verde dei parchi si fonde con costruzioni che passano dallo stile vittoriano al moderno senza far storcere troppo il naso. La Old Town, arrampicata sul colle basaltico dominato dal castello, il Castle Rock appunto, è rimasta quasi completamente medioevale, con muri in pietra e ingressi in legno che portano a locali in cui ci si trova immediatamente a proprio agio. Lungo il Royal Mile, la strada che si inerpica su verso il Castle Rock, partendo dalla sfarzosa Holyrood Palace, dimora scozzese della famiglia reale inglese, si perde il conto dei vari scorci da cartolina, che continuano a fioccarci davanti agli occhi. Le piccole strade laterali presenti lungo la Via, denominate Closes perché danno su vicoli ciechi o piccole coorti, lasciano filtrare il tanto giusto di luce che rende le foto anticate e quasi magiche…

Ma quando il sole tramonta, l’atmosfera cambia rapidamente. I viottoli rimangono in penombra, rischiarati da piccole lanterne che inquietano più che rassicurare e le correnti d’aria che vi circolano fanno accapponare la pelle ad ogni ululato del vento.

La suggestione ha sempre funzionato egregiamente per poter rendere emozionanti anche le costruzioni più banali, figuriamoci qui, dove ogni singola pietra sembra riportare ai secoli passati: anni di pestilenze, di caccia alle streghe e truculenti esecuzioni pubbliche. Edimburgo infatti ha un passato turbolento che accompagna la sua storia sin dalle età più antiche. Prima invasa dai romani, poi dalla popolazione vichinga, poi dagli inglesi e successivamente dagli inglesi, dagli inglesi e…da altri scozzesi.

In questo turbinìo di minacce continue, la città ha sempre potuto contare sulla resistenza della rocca fortificata, circondata da mura e abbarbicata sul cucuzzolo della nera collina rocciosa. Verso il XVII secolo nessuno aveva quindi intenzione di costruire la propria abitazione fuori dalle mura, dove sarebbe stato facile preda della prossima invasione (ad opera, chissà, magari degli inglesi) e, non potendo espandere le mura, vista la posizione, si risolse di costruire nel solo senso rimanente: in verticale.

In una città al tempo persino priva di sistema fognario, potete ben capire che gli architetti non erano ferrati sui concetti di sicurezza delle costruzioni e, vista la rapidità con la quale cresceva la domanda di abitazioni al riparo delle mura, vennero innalzati piani su piani di abitazioni in legno. Abitazioni in balìa di venti e intemperie che, non raramente, finivano per appoggiarsi gli uni agli altri o crollare al suolo, seppellendo nelle macerie tutti i suoi occupanti. Altre abitazioni vennero scavate al di sotto della città, sino alla profondità di 25 metri, con buona pace di chi soffriva di claustrofobia.

Advocates Close

Advocates Close, Edinburgh. From ‘Edinburgh: Picturesque notes’ by Robert Louis Stevenson, 1879.

Dato che poco sopra ho nominato prima la totale mancanza di un sistema fognario, coma poteva la popolazione disfarsi dei fluidi corporei che il metabolismo umano produce quotidianamente? La risposta è semplice e scontata: in strada, svuotando i pitali dall’alto delle finestre della propria abitazione, annunciando il tutto con un grido: “Gardyloo!” (storpiatura in chiave scozzese del francese “Gardez l’eau” ovvero “attenzione all’acqua!”).

Queste pratiche salutari, in un ambiente sovrappopolato ed in un periodo in cui chi effettuava estrazioni dentarie e salassi era la stessa persona che ti tagliava i capelli, attirò una visitatrice d’eccezione: la peste.

È ora che la città inizia a popolarsi di fantasmi e spiriti inquieti. La peste dimezza in pochi anni la popolazione cittadina, con una ferocia ed una virulenza che porta i regnanti in alcuni casi a murare letteralmente i Closes infetti, nel vano tentativo di fermare l’epidemia, condannando a morte di fatto le persone non ancora contagiate che vi erano all’interno. Ad oggi uno dei Closes che subirono questa sorte è il Real Mary’s King Close, vicolo che si snoda al di sotto del Royal Mile, visitabile con un Tour organizzato che porta i visitatori tra urla spaventose e storie sussurrate sino alla stanza della piccola Annie, spirito inquieto che ancora vaga su questo piano alla ricerca della sua bambola perduta (Per i più razionali di voi, si può donare qualche sterlina per la eterea bimba in questione ed i fondi raccolti vanno al Royal Hospital for Sick Children, direi che questo scalda il cuore più di un fantasma evanescente).

Al termine di questo periodo di allegria e spensieratezza, ci si ritrovò in una città quasi disabitata in cui la metà della popolazione era passata a miglior vita e si capì quanto fosse stupida la convinzione che il morbo si propagasse attraverso i cattivi odori. Ci si concentrò dunque su cause più razionali e documentabili: maledizioni e stregoneria.

La Scozia è tra le regioni europee in cui la caccia alle streghe fu più feroce. Tra la fine del XV ed il XVIII secolo le fonti ufficiali parlano di 216 condanne per stregoneria, mentre quelle ufficiose portano questa cifra sino a due volte tanto. D’altronde la procedura per poter avviare un processo per stregoneria è semplice: basta una denuncia anonima. Questo significava che bastava pochissimo: fai uno sgarbo? Sei antipatica? Qualcuno ti invidia? Sei accusata di stregoneria e resti colpevole sino a prova contraria.

Le prove per le streghe di North Berwick, News of Scotland, 1950

Le streghe di North Berwick incontrano il diavolo secondo un pamphlet locale del tempo, il “Newes from Scotland”, 1590

Il tribunale era sempre comunque rigoroso, vi erano diversi modi per potersi accertare della colpevolezza o meno di una presunta strega. Per esempio, la sospettata poteva essere legata ad una pietra e buttata nel fiume. Se entro tre minuti tornava a galla allora era una strega e la si poteva bruciare/impiccare/decapitare senza rimorsi. Se invece non emergeva…beh, la santa donna era morta da innocente e martire della fede.

Un altro modo era quello di rinchiudere la sospettata in un barile da whisky irto di punte al suo interno e farlo rotolare giù per il Royal Mile. All’arrivo si riapriva il barile e si chiedeva alla malcapitata se era pronta a confessare. Di solito si otteneva una risposta positiva, altrimenti si ripeteva la procedura dal principio.

Si narra che tra la popolazione della capitale scozzese vi fu una donna, tale Agnes Finny, che riuscì a collezionare ben venti denunce di stregoneria contemporaneamente, decisamente poco amata da chiunque la conoscesse. Se si parla di spiriti inquieti, dunque, questo periodo riempie la scorta con centinaia di anime dannate pronte a far capolino tra la nebbia dei vicoli della Old Town.

La popolazione della city, come tutta quella europea del tempo, riempiva le piazze per vedere processi e condanne, ancora meglio se capitali. I bambini venivano portati ad osservare cosa sarebbe successo loro se trasgredivano le leggi e questo bisogno di sangue e violenza pubblico agitava immense folle ad ogni decapitazione (le teste poi venivano issate su pali al centro di Mercat Cross, dove ancora oggi è usanza scozzese sputare a terra in segno di scongiuro) o impiccagione.

Queste ultime in particolare ebbero più di una volta risvolti quasi comici. In un’occasione la corda del condannato venne legata troppo lunga, con il risultato che, all’aprirsi della botola, lo stesso poté toccare il suolo e reggersi in punta di piedi per circa un’ora, prima che un’attonita giuria decretasse che il volere divino era di risparmiarlo. In un’altra occasione, invece, lo strattone funzionò e venne dichiarata compiuta la sentenza, salvo poi dover rettificare il tutto quando, durante il trasporto della “salma” chiusa dentro la bara verso il cimitero, la stessa abbia battuto più volte dall’interno del feretro fino a farsi liberare, sempre col beneplacito del tribunale.

La storia di Edimburgo è decisamente travagliata quindi, ricca di misteri, sangue e violenze. Decine sono i tour guidati in città, sia a piedi che in autobus, che permettono di avvicinarsi a queste storie, di saltare dallo spavento o sgranare gli occhi dalla meraviglia. Vi basterà cercare su internet o aguzzare gli occhi ai cartelloni per strada. Tra tutti quelli a disposizione, noi abbiamo scelto di affidarci al “The Cadies and Witchery tour”, optando per il pacchetto “Ghost and Gore”. Una scelta dettata dall’istinto ma che ci ha soddisfatto tantissimo (attenzione, il tour è in lingua inglese). Alexander Clapperton (deceased) ci ha guidati magistralmente e, aiutato da un trasformista d’eccezione, ha saputo divertirci e spaventarci tenendo sempre alta l’attenzione nostra e dei nostri compagni di avventura. Consigliatissimo sotto ogni punto di vista.

Crudeltà, fantasmi, intrighi e curiosità, tutti ingredienti che inquietano gli animi e solleticano la fantasia, in una città che tra vicoli e nebbie, miserie e nobiltà, sa trasformare una passeggiata al chiaro di luna, in un lungo e affascinante brivido di terrore.

Taika e Panda @ Cadies and Witchery tour 2018

Una fantastica foto ricordo a fine tour

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...